Il significato della vita.

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No, non abbiamo preso una deriva filosofica né una trave in testa. E’ vero che, da sempre, l’uomo si interroga sul perché esiste vita nell’universo, sul perché siamo qui. Pur di grande fascino, pur essendo parte essenziale del grande mistero dell’uomo, questi interrogativi non interessano la Psicologia. Per un semplice motivo: non sono misurabili, ovverosia non possono essere indagati scientificamente.

Ciò che invece interessa noi psicologi è l’oggetto psicologico ‘significato di vita’, per poterlo definire, misurare, studiare nelle sue caratteristiche e vedere come influisce sul benessere delle persone o sulle patologie psichiche. Un po’ come facciamo con la memoria, con l’apprendimento, con l’attenzione.

30 anni di ricerche, invero poco numerose, ci dicono che ciò che si intende per ‘significato di vita’ è composto da tre aspetti diversi tra loro (tecnicamente si definiscono ‘dimensioni’):

Scopo: sentire che esiste uno scopo, una direzione, un obiettivo ampio nella propria vita contribuisce a darle significato. Lo scopo è ciò che ci motiva, che ci fa alzare la mattina e soprattutto che ci fa rialzare quando cadiamo. Per dirla con Nietzsche

“chi ha un perché per vivere, sopporta quasi ogni come”.

Senso: ci arrivo, capisco che la mia vita ha senso, che succede qualcosa ed è coerente. Che faccio un’azione e ricevo una risposta che è possibile. Perdo il senso, per un attimo più o meno lungo, quando accade qualcosa che non arrivo a capire. Quando, ad esempio, un amore finisce improvvisamente. Quando ho una grave perdita, improvvisa. Ma istintivamente poi il senso torna. Razionalizzo e le emozioni si stabilizzano, la palla torna al centro e capisco che le regole sono quelle. Ritrovo il ‘significato di vita’ inteso come senso.

Valore: Sento che la mia vita ha un valore, che è importante, e che vale la pena viverla per quello. Una vita che vale la pena essere vissuta richiama un concetto che la psicologia prende a prestito dagli antichi greci, quello di eudamonia, traducibile con ‘vivere bene, in maniera soddisfacente e responsabile’.

Il ‘significato di vita’ viene oggi misurato con alcuni questionari di cui il più famoso è il MLQ (Meaning in Life Questionnaire (Steger, Frazier, Oishi & Kaler, 2006), utilizzato ad oggi in oltre 700 studi che ci hanno fornito un quadro estremamente interessante, oltre a confermare la validità del questionario – per scaricarlo CLICCA QUI).

Da molti di questi studi emerge che chi possiede alti valori di ‘significato di vita’:

  • ha una maggior autostima;
  • sperimenta più frequentemente emozioni positive (gioia, vitalità, amore)
  • ha tratti di personalità positivi quali Estroversione e Desiderabilità;
  • affronta anziché evitare situazioni difficili;
  • è ottimista;
  • gode di miglior salute fisica (ad es. pressione arteriosa più bassa);
  • gode di miglior salute psicologica (minor incidenza di sindromi depressive e di altri disturbi)

Come migliorare il ‘significato della nostra vita’?

Per rispondere a questo quesito, e tracciare un modus operandi, ci viene incontro uno studio piuttosto ampio compiuto da Michael Steger e collaboratori nel 2008: circa 9.000 persone di ogni età, genere, etnia, nazionalità hanno compilato attraverso un apposito sito web, un insieme di questionari oltre che l’MLQ. Ciò che emerse, dopo un anno e mezzo di raccolta dati, è che chi aveva punteggi maggiori nel MLQ era maggiormente propenso a:

  • Fare il volontario;
  • Dare soldi a persone nel bisogno;
  • Scrivere i propri obiettivi futuri;
  • Esprimere gratitudine a qualcuno in forma scritta o verbale;
  • Ascoltare con attenzione il punto di vista altrui;
  • Perseverare nel cercare di raggiungere i propri obiettivi anche davanti ad un fallimento;
  • Confidare a qualcuno qualcosa di importante per sé.

Chi invece esprimeva minor ‘significato di vita’ tendeva ad essere più propenso a:

  • Avere rapporti sessuali per puro piacere;
  • Acquistare gioielli o apparati tecnologici
  • Bere troppo
  • Assumere droghe
  • Esagerare con il cibo.

In definitiva la lezione che possiamo trarre da questi primi 30 anni di ricerca è che una vita impegnata, attenta agli altri, orientata agli obiettivi è decisamente più efficace di una vita improntata all’immediatezza del piacere edonistico (soddisfazione immediata) nel dare senso alla nostra vita e nel permetterci di perseguire salute fisica, stabilità psichica e felicità.

 

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