L’Attenzione: un superpotere. Come svilupparlo con la Mindfulness.

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“La facoltà di ricondurre volontariamente entro un determinato tracciato, più e più volte, un’attenzione vagante è la radice stessa del giudizio, del carattere e della volontà”.
William James

Quando eravate bambini, probabilmente vi sarete sentiti dire dai vostri genitori “fai attenzione!”; raccomandazione che spesso veniva accolta con una sbuffata.
In realtà, l’attenzione è davvero un superpotere. Ci consente di orientarci tra gli innumerevoli stimoli che l’ambiente ci propone, permettendoci di selezionare ciò che in quel momento è per noi utile. Vuoi ascoltare una bella canzone? Studiare? Seguire una serie tv? Evitare di farti investire attraversando la strada? Partecipare a una discussione? Tutto ciò è possibile grazie alla capacità di porre attenzione.

In questo momento stai leggendo questo articolo, la tua attenzione è rivolta alla lettura; di certo, sarai meno consapevole dei rumori dell’ambiente in cui ti trovi o ai colori che ti circondano. Prova ora ad alzare lo sguardo e a guardarti attorno per qualche istante.
Fatto? Questo è il potere dell’attenzione: farci includere o escludere dalla nostra percezione porzioni di ambiente circostante.
L’attenzione rappresenta da sempre un nostro alleato per la sopravvivenza: che sia per farci evitare un masso che sta franando, allertarci della presenza di un animale minaccioso o farci schivare una bicicletta mentre guidiamo… l’attenzione ci permette di indirizzare immediatamente le nostre risorse cognitive verso ciò che in quel momento conta di più.

Ai tempi d’oggi, l’attenzione viene messa seriamente a repentaglio dal flusso incredibile di informazioni e stimoli a cui veniamo sottoposti; come aveva già ipotizzato nel 1977 il premio Nobel per l’economia, lo psicologo Herbert Simon, “le informazioni consumano l’attenzione di chi le riceve. Di conseguenza, una ricchezza di informazioni produce una povertà di attenzione”.
Fortunatamente, non dobbiamo gestire tutto questo traffico sempre in totale consapevolezza; abbiamo a disposizione una complessa “stanza dei bottoni”, il nostro sistema nervoso, che lavora perlopiù in maniera automatica. Ad esempio, quando qualcuno ci chiama, non dobbiamo mettere in atto chissà quali passaggi logici per reagire… ci giriamo immediatamente, automaticamente.
Allo stesso tempo, possiamo rivolgere o meno la nostra attenzione verso il nostro mondo interiore: sensazioni, emozioni, pensieri. Qui la faccenda si fa un po’ più complessa, perché gli automatismi talvolta non ci permettono di renderci conto che ciò che stiamo pensando non è necessariamente reale o utile, ma si tratta solamente di un insieme di parole e immagini (ne abbiamo parlato in maniera approfondita IN QUESTO ARTICOLO).
Negli ultimi anni il tema dell’attenzione è stato molto dibattuto in ambito scientifico, proprio perché il nostro stile di vita attuale e l’utilizzo continuo dei mezzi di comunicazione stanno lentamente erodendo la nostra capacità di gestirla, rendendoci meno efficienti sul lavoro, meno presenti nelle relazioni, più facilmente distraibili.

E’ possibile incrementare la propria attenzione?

Il vero superpotere consiste nel saper dare attenzione a ciò a cui tu VUOI dare attenzione. Pensa a come sarebbe favoloso decidere più consapevolmente come gestire le risorse attentive: sarebbe più facile imparare, ricordare, parlare con gli altri, fare sport, suonare uno strumento e qualsiasi altra cosa tu voglia fare. Allargherebbe lo spazio della tua scelta, svincolandoti un po’ dai comportamenti e dai pensieri automatici.
In realtà, un modo c’è: l’attenzione si può allenare, esattamente come si fa con i muscoli o il fiato. Ci vuole esercizio, un po’ di pratica e continuità.
Riprendendo la definizione più diffusa di mindfulness, quella di Jon Kabat-Zinn, notiamo come l’attenzione ne sia l’elemento fondamentale: “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in maniera non giudicante”.
L’attenzione è dunque un elemento chiave della nostra consapevolezza, perché ci permette di far esistere principalmente ciò che in quel momento riteniamo utile. La pratica di mindfulness, di fatto, è un allenamento a porre attenzione; diversi studi dimostrano come una pratica continua rafforzi la capacità di attenzione, con effetti misurabili tramite gli strumenti delle neuroscienze.
Puoi trovare uno degli esercizi utili per allenare l’attenzione nella nostra guida gratuita, CLICCANDO QUI. Tutto ciò che devi fare è semplicemente, come nella citazione di apertura, “ricondurre volontariamente la tua attenzione vagante” nel momento presente.
Ed ora, se non altro, quando qualcuno ti chiederà di “fare attenzione”, saprai che ti sta rivolgendo una raccomandazione estremamente importante!
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Hasenkamp, W. et al., Mind wandering and attention during focused attention, “NeuroImage”, 59, 1, 2012, pp.750-760
Hasenkamp, W. , Lawrence Barsalou, Effects of meditation experience on functional connectivity of distribuited brain networks, “Frontiers in Human Neruoscience”, 6, 38, 2012, pp. 1-14
Maclean, K. A. et al, Intensive meditation training improves perceptual discrimination and sustained attention, “Psychological Science”, vol.21, 6, 829-839, 2010
Lutz, A., et al., Mental training enhances attentional stability: neural and behavioral evidence, Journal of Neuroscience, vol.29, 42, 2009
Goleman, D.,  “Focus”, 2013

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