La comunicazione efficace: 7 suggerimenti per migliorare il tuo ascolto.

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comunicazione efficace

Una comunicazione efficace? Vedo che riesco a farmi capire bene… almeno mi sembra…

Quante volte ti sarà successo di ritrovarti a conversare con qualcuno ed avere la sensazione di non essere ascoltato/a? Oppure di accorgerti che il tuo interlocutore ti sta parlando da alcuni minuti e tu hai completamente perso il filo del suo discorso perché stavi pensando ad altro?!

Il mondo in cui viviamo è un mondo ad alta velocità, caratterizzato da un senso di urgenza pervasivo. Spesso ci succede di pensare a più di una cosa contemporaneamente, saltando da una questione all’altra. E’ un’abitudine a cui non facciamo più caso, ma come risponde il cervello a questo sovraccarico di stimoli, informazioni, richieste? Risparmiando energie e abbassando il livello di attenzione e concentrazione; tale meccanismo è efficace, ma può influenzare la qualità delle nostre interazioni con gli altri, impedendo una comunicazione autentica.
Nonostante il moltiplicarsi degli strumenti di comunicazione, molte persone riferiscono di vivere un forte senso di solitudine e di mancanza di intimità nelle relazioni interpersonali. L’attività della conversazione, diversa dal semplice chiacchierare, può permetterci di entrare in contatto profondo con le persone, si tratti di familiari, partner, amici o estranei appena incontrati.

La comunicazione efficace passa per un ascolto mindful.

una comunicazione efficace

La mindfulness può fornirci alcuni spunti per migliorare la qualità delle nostre conversazioni, consentendoci di prestare ascolto e attenzione consapevole al nostro interlocutore. Ecco alcuni suggerimenti:

1. Siate presenti.

Mentre parlate con una persona, non fate altro. Evitate di controllare il vostro smartphone, sbirciare i risultati della partita alla tv o pensare alla lista della spesa.

2. Guardate negli occhi il vostro interlocutore.

Il contatto visivo è un potente canale comunicativo. Diverse ricerche nel campo delle neuroscienze sostengono che guardare negli occhi un bambino, un amico o il proprio partner, induce il rilascio di ossitocina, un ormone che favorisce la condivisione di emozioni e il senso di fiducia. Inoltre, il contatto visivo vi aiuterà a riconoscere il suo stato d’animo: avete mai notato, mentre una persona parla di argomento che ha a cuore, un particolare scintillio nei suoi occhi?

3. Ascoltate in silenzio.

È più difficile di quello che sembra, ma si tratta di un’abilità fondamentale. Come mai troviamo così frustante ascoltare qualcuno senza intervenire? Perché preferiamo parlare! Parlare ci permette di affrontare temi di nostro interesse, ricevere attenzioni, mettere al centro noi stessi e affermare la nostra identità. Bisogni legittimi, ma che non offrono spazio all’altro. Questa tendenza così comune è ben sintetizzata da Stephen R. Covey nell’espressione

La maggior parte di noi ascolta con l’intento di rispondere, non di capire”.

La buona notizia è che l’abilità di ascolto può essere allenata e sviluppata. Ad esempio, proviamo ad osservare il nostro comportamento durante le conversazioni quotidiane: tendiamo a interrompere gli altri mentre parlano? Oppure ci capita di terminare le loro frasi? Questo esercizio di auto-osservazione ci renderà più consapevoli del nostro stile comunicativo.

4. Utilizzate la mindfulness.

Cercate di notare quando, durante la conversazione, la vostra mente inizia a vagare, riportandola gentilmente al vostro focus, cioè al vostro interlocutore. Si tratta di un vero e proprio allenamento, pertanto richiede pratica e pazienza.

5. Assicuratevi di aver compreso correttamente quanto vi viene detto.

Molti conflitti tra le persone nascono da problemi di comprensione. Un modo per verificare di aver ascoltato, e compreso correttamente, è ripetere al nostro interlocutore ciò che pensiamo che egli ci abbia detto. Così facendo, chiediamo conferma di aver inteso bene il significato personale delle sue parole.

6. Usate domande a risposta aperta.

Sono il tipo di domande utilizzate da intervistatori, giornalisti e psicologi, per intenderci quelle che in iniziano con “Cosa? /Perché? /Come?”. Queste domande, infatti, chiedono a chi risponde di dare una risposta ricca e personale. Se domando ad un amico “Eri arrabbiato?” la sua risposta potrà essere soltanto un “” o un “no”. La domanda “Come ti sei sentito?”, invece, offrirà a lui l’occasione di riflettere sulla sua esperienza e descriverla.

7. Evitate di paragonare le loro esperienze alle vostre o di dare consigli non richiesti.

Frasi come “Capisco come ti senti, mi è successa la stessa cosa”, o “Ti dico cosa ho fatto in una situazione simile…”, sebbene animate da buone intenzioni, pongono ancora una volta noi stessi al centro del discorso. Non si tratta una gara a chi ha sofferto di più, ogni esperienza è unica e personale.

 

Ascoltare una persona in modo attivo e consapevole è segno di rispetto e di riconoscimento del valore dell’altro. Richiede piena attenzione, impegno e genuina curiosità.

Ogni semplice conversazione potrà così diventare occasione sorprendente per stabilire una condivisione reale con chi abbiamo di fronte, stabilire una comunicazione efficace, imparare qualcosa di nuovo, lasciarci ispirare e produrre in noi un cambiamento.

 

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Per approfondire:

Dott.sa Giulia Baldisserri
Dott.sa Giulia Baldisserri
Laurea Magistrale in Psicologia Clinica presso l'Università di Bologna, Giulia si unisce al Progetto Pause nel 2018.

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