Schiavi di smartphone, social, email. Riconquistare la libertà in 12 punti.

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dipendenza da smartphone

Sul lavoro, per strada, in autobus, a casa. Guardiamoci attorno, guardiamo quante persone stanno guardando il cellulare, scrivendo messaggi, mandando email, reagendo a qualche notifica. Purtroppo molti scrivono addirittura mentre guidano, abitudine che è attualmente una delle maggiori cause di incidenti stradali.


Quanti non sono presenti, non sono immersi nel contesto che stanno vivendo? Quanti stanno rispondendo attraverso il cellulare a stimoli che richiamano un altro luogo, un’altra realtà?

 

Stiamo svolgendo un’attività, per uno scopo, magari circondati di persone, eppure la nostra mente viene pervasa dalla tentazione di comunicare con qualcuno che è altrove, a sua volta con un proprio scopo e probabilmente circondato da altrettante persone.

Mentre la vita scorre di fronte a noi, veniamo istintivamente richiamati da qualche aggeggio elettronico che ci fornisce continuamente futili distrazioni. E’ un meccanismo automatico, scarsamente consapevole, una sorta di condizionamento del tutto simile a quello originariamente studiato con i cani. Una dipendenza?

Siamo ancora padroni dei nostri mezzi di comunicazione, o ne siamo schiavi? Siamo noi che ne dettiamo i tempi, o sono loro che decidono?

Riusciamo a non rispondere, attendere, riflettere? Sappiamo ancora porre tutta la nostra attenzione in un’attività, senza dare una sbirciatina allo smartphone? Stiamo avvicinandoci ad avere una vera e propria dipendenza da smartphone?
Riflettiamo su come lo stare assieme si stia modificando e come stia diminuendo il tempo in cui ci si guarda negli occhi, ci si racconta con coinvolgimento, si discute animatamente oppure semplicemente ci si annoia assieme, in silenzio.

Una parte di noi è perennemente altrove, una parte di noi è sequestrata dallo smartphone.

dipendenza da smartphone

Come riprendere il controllo della comunicazione.

Non raggiungibili.

Non c’è alcun motivo per cui dobbiamo essere sempre e comunque a disposizione, online; possiamo stare da soli, o in compagnia, e spegnere i mezzi di comunicazione. Abbiamo vissuto per migliaia di anni così e non ha mai rappresentato un problema.

Riflettere prima di rispondere.

Non sempre la prima risposta è quella che vale, oppure rispondere immediatamente è efficace. Ripristiniamo la capacità di riflettere, nostro principale strumento di evoluzione.

Stare in silenzio.

Non c’è alcun motivo per cui si debba sempre parlare o scrivere. Il silenzio non è pericoloso.

Presenti nel qui ed ora.

I mezzi di comunicazione non devono toglierci la possibilità di godere del momento presente, indebolendo la nostra capacità di concentrazione. Una notifica è semplicemente una notifica, non rendiamola un tiranno. I momenti più importanti della nostra vita sono accaduti in diretta, con noi, mentre stavamo vivendo il presente.

Aspettare prima di comunicare.

Non tutto ciò che ci passa per la testa è urgente, non tutto ciò che ci passa per la testa merita risposta immediata.

dipendenza da cellulare

Stabilire le priorità.

Abbiamo la possibilità di non rispondere immediatamente, ritenendo altre questioni più importanti. Rispondere sempre e comunque non fa altro che confondere la nostra gerarchia di priorità.

Comunicare con gentilezza.

Se mi cerchi, probabilmente hai bisogno di me, quindi fallo con gentilezza; non costa nulla e funziona! Molto probabilmente risponderò con gentilezza, poiché quest’ultima è contagiosa. Anche se virtualmente… salutami, ringraziami, esprimiti educatamente.

Esprimersi correttamente.

La fretta non è una giustificazione plausibile per maltrattare la nostra meravigliosa lingua; inoltre, esprimerci scorrettamente non ci rende più efficienti, tutt’altro. Una comunicazione efficace è prima di tutto una comunicazione in cui il messaggio è chiaro.

Procrastinare.

Invece di dire/scrivere tutto e subito, possiamo rimandare e tenere qualcosa da parte; ogni interazione dal vivo diventerà più interessante. Non c’è fretta. Raccontiamoci guardandoci negli occhi.

Attribuire il giusto valore.

Seppur lo strumento possa essere il medesimo, non tutto ciò che viene comunicato ha lo stesso valore, non tutte le opinioni meritano la stessa attenzione. Valutiamo le fonti, esercitiamo la nostra coscienza critica.

Educazione.

Ogni volta che utilizziamo lo smartphone in pubblico, per chiamare, scrivere o inviare un messaggio vocale, comunichiamo agli altri che ciò che sta accadendo altrove merita maggior attenzione ed è più importante di ciò che sta accadendo qui e ora.

Meno è meglio.

Anche se comunicare con continuità ci dà l’impressione di lavorare proficuamente, in realtà la ricerca ci dimostra che spostare continuamente l’attenzione da ciò che stiamo facendo a ciò che stiamo comunicando diminuisce la nostra produttività.

In definitiva, cerchiamo di osservare attentamente la nostra modalità di comunicare attraverso gli strumenti digitali. Tablet e smartphone sono strumenti molto potenti, in grado di aumentare la nostra produttività e di semplificarci la vita; ma se ci accorgiamo che la nostra comunicazione è diventata simile ad un pasto distratto e frettoloso, facciamo una pausa. Godiamoci la comunicazione come se fosse un buon pasto. Senza fretta e totalmente presenti a noi stessi ed al momento che stiamo vivendo.

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