Le abitudini sono nostre alleate. O no?

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abitudini

Prima creiamo le nostre abitudini, poi loro creano noi. – John Dryden

Tutte le mattine faccio una bella e lunga doccia. Anche se non ne ho davvero bisogno. Mi permette di arrivare di slancio fino al primo caffè. Tra le due cose non so cosa succeda realmente. So solo che il primo caffè, finalmente, comincia a svegliarmi.

Questa è la mia routine, tutti i giorni. E’ una specie di copione che conosco a memoria e che non ho difficoltà ad eseguire. Anzi. Che se non eseguo sento che mi manca qualcosa. Divento impacciato e tutto il giorno non mi sento a posto.

In psicologia si parla di SCRIPT. Di automatismi che eseguiamo al di fuori di una reale consapevolezza. Infatti non pensiamo “adesso mi bagno, poi mi do lo shampoo, poi il docciaschiuma, poi mi sciacquo…” No. Facciamo e basta.

Gli script sono stivati nella cosiddetta “memoria procedurale”, una delle tante “memorie” che abbiamo. La memoria procedurale funziona in maniera automatica. Al presentarsi di uno stimolo “trigger” (“grilletto” in italiano ma non si traduce perché fa sorridere parlare di “stimolo grilletto”), viene pescato lo schema correlato e noi seguiamo le istruzioni alla lettera senza farci troppe domande.

Lo script è un qualcosa di più strutturato rispetto ad un semplice condizionamento. Ad esempio, vedo un ragno, ho paura e me la batto a gambe levate (stimolo – risposta emotiva – risposta comportamentale) è un condizionamento. La routine mattutina è uno script, e a volte può essere molto complessa ed elaborata.

Dove nascono le abitudini

Avete mai visto un bambino ad 1 anno? E’ una scatola vuota, non ha nemmeno le parole dentro, figuriamoci gli script. Saranno le abitudini, la ripetizione, che porteranno ad acquisire lo schema e a renderlo pronto per essere riutilizzato all’uopo.

Questo processo prosegue per tutta la vita, anche se il nostro cervello è molto molto recettivo i primi anni di vita, poi la cosa, almeno dal punto di vista neurofisiologico, si riduce.

Si riduce ho detto, il cervello è “plastico” anche in età senile, anche se meno reattivo.

A cosa ci servono gli script?

A farci risparmiare tempo. A farci fare più cose contemporaneamente. A permettermi di stare sotto la doccia a pensare come risolvere un problema che mi ha tormentato il giorno prima.

Bellissimo e utile. W gli script. Ma non sempre sono utili o salutari.

Spegnere la sveglia sul cellulare, aprire gli occhi e controllare le email, l’account Facebook ed Instagram ci serve davvero?

Pranzo al volo, caffè, sigaretta?

Intendo proprio quello. I nostri alleati script sono stupidi. Ci fanno solamente fare più cose allo stesso tempo, non importa quali siano queste cose. Siamo noi a dare importanza e significato a queste cose. A patto che ne siamo consapevoli.

 

 

Rendiamo le abitudini nostre alleate.

Se vuoi utilizzare questo potentissimo ed umanissimo meccanismo a tuo favore c’è un primo segreto. Una cosa semplice a dirsi e anche a farsi, basta un po’ di attenzione.

Si chiama consapevolezza, ce l’hai pure tu. Mindfulness. E si può allenare, proprio come un muscolo.

Intanto fai così: prova ad osservare la tua giornata. Man mano che fai cose, a casa, sul lavoro, nella vita di relazione, prenditi uno o due appunti. Nota semplicemente i tuoi script.

Importante. Non cambiare nulla, anzi. Limitati ad osservare.

Il cambiamento di ciò che non ti piace o non ti serve origina dalla consapevolezza. Fare un passo indietro, riconoscere l’automatismo e avere un piccolo spazio per poter decidere se seguirlo oppure no è un processo che semplicemente accade ed origina dalla semplice osservazione.

Osservare per credere!

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