Non uno. Non due. Ecco la Compassione.

abitudini
Le abitudini sono nostre alleate. O no?
23 Dicembre 2019
compassione e sofferenza

Se hai amato almeno una volta, hai sofferto.

 

 

Il genitore che ti ha fatto soffrire. L’ex partner che ti ha fatto soffrire. Il capo che ti fa soffrire.

La felicità ci sembra spesso un pianeta lontano, irraggiungibile. Un qualcosa a cui noi tendiamo ma che non raggiungeremo mai. Ed intanto, strada facendo, collezioniamo fallimenti e sofferenza. Mentre l’umanità progredisce e gioisce, noi siamo ancora al palo.

Abbiamo provato ad attaccarci a molte cose ma ora siamo stanchi. Abbiamo ‘pensato positivo’, visto video motivazionali, condiviso pensieri sui social a cui abbiamo ricevuto un tiepido ma incoraggiante riscontro.

Ma ora siamo esausti. Ko. Sprofondati.

 

Da dove viene tutta questa Sofferenza?

La questione è mal posta. Come spesso accade, le domande che ci facciamo ci portano lontani da ciò che ci serve veramente.

Limitiamoci ad osservare. La sofferenza è forse la più umana delle esperienze. Chi non ha mai mai mai sofferto?
D’accordo, se apro Instagram vedo tanta gente felice. Meglio dire, che mostra felicità. Perché dei pianti e delle miserie umane siamo già pieni e nessuno metterebbe il cuoricino.

Ma la strada umana è lunga e lastricata di sofferenza. Ne parlava Buddha circa 2500 anni avanti cristo. La Prima Nobile Verità: la sofferenza esiste.

Eliminarla e vivere felici per sempre è la più nefanda illusione che la specie umana possieda. Impossibile. E, peggio, inutile. Meglio farci i conti.

 

Se io soffro, tu prima o poi soffrirai.

La persona che ci ha ferito o che ci ha fatto male, soffre. O ha sofferto. La sofferenza è una catena, ma che può essere spezzata.

Un genitore non fa soffrire un figlio coscientemente. Nessuno vuole fare male al proprio figlio. Tuttavia accade, inutile nasconderci dietro un dito. Lo fa per il “suo bene”, per educarlo al meglio.

Ma anche il genitore che sbaglia, probabilmente, ha avuto a sua volta un genitore che lo ha fatto soffrire. Un genitore ipercritico, narciso, o al contrario, che lo trascurava. Un genitore, un uomo o una donna, pieno di paure o di ansie.

Compassione bambina

Restituire l’umanità. L’autocompassione.

Facciamo una prova. Iniziamo da noi.

Chiudi gli occhi e riconosci dentro di te il bambino o la bambina di 5 anni che sta soffrendo. Prendi consapevolezza di questa sofferenza. Abbracciala. Trattati con gentilezza.

Tutto ciò si chiama ‘autocompassione’. Significa riconoscere la tua sofferenza e desiderare che questa sofferenza abbia fine.

Hai presente quando ti dai una martellata sul dito? Cosa fai? Ti riempi di insulti o ti prendi cura del tuo dito?

Alla stessa maniera, quando soffri, riconosci la tua sofferenza e prenditene cura.

 

La Compassione. Impossibile?

Passiamo ora alla persona che ti sta facendo soffrire. Riconosci il bimbo o la bimba di 5 anni che sta soffrendo dentro di lui o di lei. E’ simile al tuo, non trovi?

Facciamo un ulteriore step. Abbraccia la sua sofferenza. Non serve che tu la riconosca e magari ti scervelli a capirne il perché. Prova semplicemente a trattarla con gentilezza, dentro di te.

Osserva ora cosa accade. E’ ancora tutto come prima?

 

Situazioni Tossiche.

Disclaimer: nessuno vuole sostenere che mantenere attive situazioni tossiche sia necessario perché in realtà sono solo frutto della sofferenza altrui, che va trattata con compassione. Ci mancherebbe altro. Bisogna difendersi senza se e senza ma.

Ma esistono molte situazioni, la maggioranza probabilmente, in cui lottare con la propria sofferenza e la sofferenza altrui è controproducente. Non fa altro che aggravarle entrambe.

Proprio come sostiene Thich Nhat Hanh. “Non uno, non due”. Non siamo mai solo uno. Siamo il frutto di un genitore che ci ha fatto diventare ciò che siamo. Ma non siamo mai solo due.
C’è anche l’uno, l’individuo, che ha la capacità di fare un passo indietro e di scegliere se continuare ad avvelenarsi con l’odio, la rabbia, il rancore, o comprendere la sofferenza propria e altrui e, magicamente, lasciare andare.

 

Per approfondire:
Thich Nhat Hanh. “La pace è ogni respiro. Semplici esercizi per le nostre vite stressate.” – Ed. Lindau

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *